Ca’ del Lago – Marzo 2005

Ca’ del Lago (articolo pubblicato su FlyLine)

PierDomenico Lombardi

Canneti, ninfe, alberi caduti trasformati in tane subacquee, isolotti con folta vegetazione riparia i cui rami protesi sull’acqua proteggono ed alimentano grossi bass, lucci e carpe annoiate. Chi non si annoia sono i pescatori, che qui possono confrontarsi con altri predatori non di rado più astuti di loro.

Il primo impatto con l’agriturismo è veramente ottimo. Sarà anche perché veniamo da una giornata fredda e fitta di pioggia a zonzo con un camper a visitare chiese ed abbazie; comunque l’inizio è promettente, così come è promettente il primo sguardo dato all’ambiente di pesca.
Si tratta di un’oasi naturalistica dove, dagli osservatori, l’appassionato può godere di un mondo lagunare interessante per studiare l’etologia di molte specie animali. Noi, Pam irriducibili, abbiamo presunto che qui i Pam come noi possano fruire ancor più della natura, pescando in una delle prime oasi italiane no-kill. Qui è possibile pescare numerose specie e possono divertirsi tutti: dai carpisti agli amanti… del pesce gatto con la polenta, ai praticanti lo spinning fino a noi, sedicenti eletti. In effetti esiste una piccola zona, per lo più dedicata ai bambini, ove è possibile trattenere alcune specie di pesci.
Le regole consentono al massimo 15 postazioni biposto per la pesca ai ciprinidi e cinque permessi da spinning o mosca con una un’area di utilizzo di circa 3 km per 25 ettari di superficie pescabile.
I 42 ettari del lago sono nati, molti anni fa, ovviamente, dall’inondazione di un gigantesco scavo realizzato per fornire inerti all’allora costruenda autostrada per Pordenone. Ora è addirittura un’oasi del WWF. Dall’autunno 2004 è stata concessa la possibilità di pescare, ma con regole assai rigide per i canoni usuali. Massimo cinque barche al giorno ed altrettante postazioni fisse di pesca ai ciprinidi. No-kill assoluto, con ancorette ed ami privi o privati di ardiglione.
Dicono che il lago sia molto ricco di lucci, black bass e grosse carpe. È quello che ci interessa, carpe a parte, per ora. Vedremo. Al momento il tempo non promette niente d buono: piove a dirotto, ma malgrado ciò l’acqua resta pulita e poi le notizie che vengono da ovest (Bergamo: amici e familiari rimasti a casa) rassicurano, in quanto da alcune ore ha smesso di piovere e pertanto se la perturbazione continuerà a muoversi rapidamente verso Est il tempo sarà senz’altro meglio.
Abbiamo voluto inserire questa gita nel programma primaverile del Fly Angling Club di Bergamo, prima di tutto per cercare di fare qualcosa assieme agli altri soci (l’attività comune in un club di pesca a mosca è sempre abbastanza problematica, al di là delle cene sociali), ma soprattutto per le ottime referenze avute dal gruppo di pescatori del Predator Club di Bergamo, nome che è tutto un programma di un’associazione che si redica esclusivamente con regole no-kill alla cattura di tutti i predatori presenti nelle nostre acque. Pertanto l’itinerario è riproponibile per la primavera 2006.
A tarda sera ci raggiungono altri soci del club, anche loro in camper in quanto l’agriturismo è dotato di un’area adibita a questi mezzi. Non è finita: domani aspettiamo l’arrivo di altri soci. Noi facciamo le cose in grande. Speriamo lo facciano anche i pesci. Le cinque barche sono state prenotate per tempo.
L’appuntamento con il gestore dell’agriturismo è per le ore otto del mattino seguente e malgrado molti di noi abbiamo cercato di convincerlo ad anticipare l’orario della consegna delle barche, il nostro ospite rimane irremovibile affermando che le regole sono quelle e che tanto prima i pesci non mangiano. Orari WWF anche per i pesci.
Siamo pronti. Due pescatori per barca munita di motore elettrico, canne montate, mosche modello albero di Natale con cavetto l’acciaio (obbligatorio). La giornata non è nemmeno lontana parente della precedente: il cielo è limpido e presto farà anche caldo. Forse qualche nuvola in più non sarebbe da disprezzare, soprattutto per la ricerca del luccio, pesce amante del maltempo.
Assieme a me in barca salgono Luciano, un baule di esche per i black e tanti streamers da luccio. Abbiamo montato due canne di 8 piedi e mezzo, una per le code 6/7 per il black ed una 8/9 per il luccio. Sono due Loomis specifiche per lanciare esche voluminose.
La mattinata trascorre senza aver visto la benché minima coda di pesce, mentre alcuni lucci e black sono stati catturati dai pescatori di altre barche. Nelle prime ore del pomeriggio dopo aver approfittato delle specialità culinarie dell’agriturismo il tempo volge veramente al peggio; nuvole basse e vento increspano le acque del lago. Di solito ai lucci piace. Ed infatti nelle ore pomeridiane ne riusciamo a catturare ben dieci, alcuni di taglia interessante.
Alla fine della giornata, da amanti delle statistiche, sapete com’è, abbiamo contato le abboccate avute fra tutti i partecipanti alla spedizione: 30 lucci ed una decina di black bass. In un ambiente naturale bellissimo, con varie zone e morfologie di pesca, dagli erbai affioranti alle piante cadute in acqua, tane perfette per le prede più impegnative, alle numerose isole ricoperte da vegetazione ad alto fusto i cui rami sporgenti offrono lunghi tratti ti stazionamento del pesce; queste isole con le loro rive raddoppiano quasi la superficie di pesca dell’oasi.
Anche la profondità non molto elevata agevola certamente, pescando a mosca, la possibilità di arrivare nel raggio di azione di grossi predatori.

Di black purtroppo io non ne ho visti né catturati, ma fidandomi delle testimonianze degli amici posso affermare che quelli agganciati erano, almeno per l’Italia, di ottime dimensioni, pur ridotti del canonico 20% (siamo pur sempre pescatori). La scorsa settimana ne è stato catturato uno di oltre 3,800 kg, già ridotto. L’organizzazione è efficiente ed i gestori gentili e premurosi.
La fine dell’inverno e l’inizio della primavera sono i periodi migliori che prediligo per pescare negli ambienti lacustri. I grossi lucci stazionano ancora nelle zone post frega e i primi black cominciano a girovagare nei pressi delle rive. Il grosso incontro è sempre in agguato.
Normalmente quando pesco in questi ambienti tengo sempre montate due canne, come accennato, una per coda sette e una per coda nove, alternando, a seconda della stagione, le code galleggianti ed affondanti. Per quanto riguarda quest’ultime uso preferibilmente quelle con la sola punta affondante (1,5m oppure 7m) che ritengo più piacevoli sia da lanciare che da utilizzare rispetto a quelle interamente affondanti; certo queste ultime sono sicuramente più adatte per raggiungere profondi fondali, ma preferisco anteporre il piacere di pescare moderatamente leggero.
Non mi interessa lanciare a 30 metri un grosso streamer da luccio in un fondale profondo per poi attendere a lungo che la coda raggiunga il fondo per iniziare un lento e noioso, almeno per me, recupero uguale al precedente e molto simile al prossimo.
Pescare a mosca in ambienti lacustri significa, sempre per me, cercare l’avversario negli anfratti più intricati, banchi di alghe e di ninfee, piante sommerse ed affioranti, perseguendo catture là dove soprattutto si aspettano di vedere un topolino, una ranocchia o un pesce nuotare in maniera disordinata per raggiungere rapidamente la riva o un rifugio subacqueo. Tendo per questo ad effettuare (per quanto più mi è possibile) lanci che posino eschel’esca il più possibile vicino alla riva, o ancor meglio lanciando sulla riva stessa o sulle canne lacustri o sui rami vicini all’acqua facendo poi cadere delicatamente in acqua l’artificiale.
A questo proposito devo affermare che non prendo nemmeno in considerazione esce non munite di antialga o guard. Appena tocca l’acqua, l’esca è già in fase di pesca.
È incredibile come questi poppers o streamers siano adescando anche senza essere animati. I poppers, anche fermi, risultano particolarmente catturanti, oppure se abbiamo lasciato intercorrere un certo lasso di tempo dal momento della caduta in acqua a quello del recupero, al minimo segno di fuga possono essere attaccati.
I grossi streamers da luccio hanno di regola una testa abbastanza pesante e immediatamente dopo aver toccato l’acqua, iniziano ad inabissarsi, anche per la punta affondante della coda, e spesso proprio in questa fase vendono attaccati.
escheEsche voluminose quindi in primavera, ma non solo. Particolarmente adescanti per i black sono anche le informi imitazioni di sanguisuga, le piccole serpi ed anche le ninfe, piccole e grosse, talvolta le uniche esche che riescono ad incuriosirli.
Certo insidiare questi pesci con esche sommerse presenta maggiori difficoltà rispetto al classico popper, ma, soprattutto se la visibilità in acqua è buona, alcune volte possono rappresentare la chiave per risolvere la giornata. Black bass a ninfa? La prima volta che vidi pescare questo pesce con la ninfa rimasi molto scettico.
Era una calda giornata di luglio e assieme al mio amico Milan Stefanac, famoso pescatore a ninfa delle trote del Gacka, mio ospite per alcuni giorni, avevo voluto portarlo a pescare questi pesci che assolutamente non conosceva; dopo i primi tentativi con poppers grandi e piccoli, il mio ospite mi chiese se non avevo mai provato a pescarli a ninfa, io risposi che proprio non mi era mai venuto in mente di provare ad insidiarli in quel modo.
Ebbene, tolta da una delle sue tasche una grossa imitazione di ninfa “da Gacka” cominciò fin dal primo lancio a catturare black dimostrandomi la validità di questa tecnica. Da allora sempre durante l’arco della giornata quando vedo questi pesci girovagare apparentemente senza meta lungo le rive, non manco mai di insidiarli anche con questo sistema.esca
Ripeto: basilare è la buona visibilità nell’acqua, perché il nostro amico è velocissimo nell’ingoiare la ninfa, ma è ancor più lesto nello sputarla senza dare il benché minimo segnale nello spostare il finale o la coda.
L’oasi “Ca’ del Lago” poi sembra costruita apposta poi da un architetto ambientale…pescatore: l’ambiente è quanto meglio si possa immaginare per insidiare lucci e black. Canneti, banchi di alghe, ninfee affioranti, grandi travi che sostengono pontili, rami di grosse piante che sporgono sull’acqua e poi tante, ma tante, piante cadute, sommerse o semi sommerse. Ogni angolo è buono per ospitare un grosso e cupo predatore.

 

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